di Giacomo Marchionni

Nel leggere la rivista D Casa (supplemento della Repubblica), mi sono piacevolmente soffermato su un articolo che tratta dell’esperienza di TYIN Tegnestue, un’organizzazione norvegese no-profit, che persegue scopi umanitari attraverso l’architettura sostenibile. Tale progetto ha generato la costruzione di sei capanne a Noh Bo, un piccolo villaggio thailandese al confine con la Birmania. Queste strutture offrono alloggio a 24 bambini e al personale che li assiste, sono chiamate capanne “farfalla” in base alla forma dei tetti che si aprono per ricevere luce e aria.

Noh Bo


La TYIN si occupa da oltre un anno di progetti di riqualificazione sociale in Thailandia ed ha all’attivo la ristrutturazione anche di un orfanotrofio con annessa biblioteca e di un vecchio mercato nel rione Min Buri che era stato devastato da un incendio negli anni ’90.

Min Buri


Tutti i progetti sono all’insegna dell’eco-compatibilità ambientale: il bambù proviene dalle riserve locali ed è intrecciato secondo le antiche tecniche del luogo; materiali riciclati, come i vecchi pneumatici, risolvono problemi costruttivi e di isolamento dal terreno; soluzioni di architettura tradizionale creano spazi ariosi e confortevoli. I progettisti della TYIN dichiarano che: <>.

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